Serve il root?

No. Il root non serve e non viene usato: basta selezionare una volta Mock Location come app per posizioni fittizie nelle opzioni sviluppatore di Android.

No, e non è un compromesso ma una proprietà del meccanismo stesso. Android supporta le posizioni fittizie per sviluppo e test fin dall’inizio: il sistema permette a un’app scelta di registrare provider di test e di scriverci le coordinate, poi le fornisce a chiunque chieda la posizione nel modo consueto.

L’app non interferisce con altri processi e non riscrive librerie di sistema: usa una funzione prevista ufficialmente che hai attivato tu nelle opzioni sviluppatore. Per questo non servono né il bootloader sbloccato, né Magisk, né Xposed.

L’unica cosa che la modifica della ROM aggiunge davvero è la possibilità di nascondere la simulazione: togliere il contrassegno «fonte fittizia» con cui le app distinguono le coordinate sostituite da quelle reali. Tutto il resto il meccanismo integrato lo fa senza root.

Il prezzo di questa possibilità è alto: perdi la garanzia, alcune app bancarie e alcuni servizi smettono di avviarsi per i controlli di integrità del sistema, gli aggiornamenti della ROM non si installano più normalmente e un flash non riuscito può rendere il telefono inutilizzabile. Mock Location lavora rigorosamente nel meccanismo integrato e non supporta quella strada.

La conclusione pratica: senza root la simulazione è visibile alle app che vogliono vederla. Mappe, meteo, ricerca nei dintorni, le tue app in sviluppo e in test funzionano. I servizi per cui la posizione è la prova di un fatto (consegne, rilevazione presenze, premi legati alla posizione) di solito no, ed è una loro scelta consapevole, non un difetto. Approfondisci nell’articolo sulla simulazione senza root e nella domanda sul perché un’app vede le coordinate reali.

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